Tv come babysitter, la psicologa: «I genitori spieghino le storie dei cartoni»

Molti genitori con figli piccoli sono arrivati a detestare le vocine di Peppa Pig, le musiche dei Super Pigiamini o i balletti di Masha e Orso. Ma ha davvero senso condividere la visione dei cartoon con il piccolo di casa? “Assolutamente no: quando mamma o papà sono presenti, l’ideale è spegnere gli schermi e chiacchierare. Specie alla sera, prima di andare a letto. Lo testimoniano i risultati di un’indagine che ho realizzato su bimbi sotto i 6 anni: alla richiesta se preferissero la sera guadare un cartone animato in tv, sul tablet o una fiaba raccontata dai genitori, la stragrande maggioranza ha scelto la fiaba“, spiega all’Adnkronos Salute il pediatra di Milano Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta.

“A questa età – assicura il pediatra – i bambini hanno bisogno di parlare con degli esseri umani. E la sera, nel loro momento anti-paura, quando si fa buio e stanno per andare a letto, il contatto è fondamentale: la presenza inanimata del piccolo schermo è solo un surrogato. Il problema è che oggi sono proprio i genitori ad essere inesorabilmente attratti dagli schermi. Così, anche quando sono presenti, spesso sono talmente presi da chat, social e device da risultare distratti e assenti. Insomma, i piccoli si ritrovano parcheggiati davanti agli schermi”, insiste Farnetani. “Se proprio devo scegliere tra tv baby-sitter e tablet poi, consiglio il secondo, perché i bimbi possono interagire e non si limitano a fruire passivamente dei programmi”, precisa il pediatra.

Ma attenzione: anche la televisione ha la sua utilità, se non si eccede. “Consente al piccolo di fare un ‘bagno di linguaggio’: apprendere tante parole nuove, senza inflessione dialettale, divertendosi. Un sistema utile anche per i figli di coppie straniere. L’importante, come in tutte le cose, è non esagerare”, ammonisce.

Ormai numerosi studi scientifici hanno consentito di conoscere i tempi utili di interazione con questi dispositivi. “Per i bimbi sotto i sei anni – precisa Farnetani – fino ad un’ora e mezzo davanti a uno schermo è utile per stimolare linguaggio e intelligenza, dopo le 2 ore si ha un effetto negativo”. Un elemento da tenere presente è che il bambino ha davvero bisogno del contatto diretto con l’adulto. “Mi rendo conto che oggi le vite dei grandi sono molto impegnate, ma il suggerimento è semplice: quando si sta insieme – conclude il pediatra – spegnete tv e tablet e iniziate a chiacchierare. Meglio raccontare quello che si è fatto durante la giornata, o anche una storia di quando si era piccoli, piuttosto” che sorbirsi in due i cartoni animati per bambini.

IL PARERE DELLA PSICOLOGA – “In fondo anche noi da piccoli avevamo il nostro cartone o personaggio preferito: Goldrake, D’Artagnan, i Puffi, Lamù, Kiss me Licia, Sampei, Pollon, Barbapapà, Calimero e tanti altri. Serie d’altri tempi che, bene o male, raccontavano avventure, sfide o situazioni di tutti i giorni che anche noi, immedesimandoci, seguivamo al di là dello schermo. Dietro ad ogni cartone c’era sempre un qualche messaggio di vita, un insegnamento, che magari ci veniva esplicitato meglio dalle spiegazioni dei nostri genitori“, dice all’Adnkronos Salute Eleonora Iacobelli, psicologa vicepresidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), che consiglia proprio questo ai genitori moderni.

“Oggi i tempi sono un po’ cambiati – riflette – sebbene molti dei cartoni di un tempo sono stati riproposti alle nuove generazioni, attualmente si vedono nuovi personaggi che riscuotono molto successo. Prendiamo, ad esempio, Masha e Orso. Masha è una piccola combina guai, che vive in un bosco con gli animali e con il suo amico Orso. Quest’ultimo è forse più di un amico, quasi una figura paterna in quanto, ad ogni birichinata di Masha, Orso è sempre lì a risolvere il problema, senza un richiamo e una punizione. In questo il personaggio di Orso incarna una figura genitoriale che non solo controlla, ma educa”.

“In Peppa Pig, Peppa è una maialina di 5 anni figlia di Papà Pig e mamma Pig e sorella di George Pig, di 2 anni. Anche lei a volte è capricciosa, irriverente, curiosa e pasticciona: tutte caratteristiche comuni ai bambini a cui è indirizzato il cartone. La loro vita è, per molti versi, simile a quella di una comune famiglia: i genitori lavorano, i bimbi vanno all’asilo, giocano con gli amici, vanno a trovare i nonni, tutte situazioni con un contenuto anche educativo – dice Iacobelli – il rispetto per gli anziani, la felicità per l’arrivo di un fratellino o sorellina, la necessità di andare dal dottore. Sono tutte situazioni simili a quelle che incontrano i piccoli spettatori che seguono Peppa”.

“I genitori, a prescindere da quale sia il cartone animato preferito dai propri figli, non dovrebbero sempre lasciarli soli con la ‘tata televisione’ – conclude – ma essere anche loro coinvolti nel processo educativo che queste storie narrano favorendo il dialogo, la condivisione e l’acquisizione di tutte quelle conoscenze e competenze psicologico/sociali utili per vivere nel mondo”.

Tv come babysitter, la psicologa: «I genitori spieghino le storie dei cartoni»