Buon compleanno ’68

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Una libertà….solo apparente

Oggi, possiamo contare su un più ampio raggio di azione, ma l’emancipazione spesso è solo apparente. «La libertà è uno stato della mente, è il poter agire e pensare fuori da imposizioni e schemi. Se ragioniamo in questo senso, non è poi così vero che oggi siamo più liberi. Spesso dipendiamo dal giudizio altrui, dal bisogno di imitare certi modelli e dalla necessità di dimostrare qualcosa» spiega la dottoressa Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente Eurodap (Associazione europea disturbi attacchi di panico).

L’emancipazione femminile (la conquista della parità)

Indubbiamente il ’68 ha significato molto per le donne. È anche grazie alle lotte di quel periodo e al femminismo, infatti, se il sesso femminile ha preso coscienza dei propri diritti ed è riuscito a emanciparsi.
Ma non manca il rovescio della medaglia. «Le donne si sono snaturate, rinunciando a una parte importante della loro femminilità per conquistare una parità fra sessi, che in realtà ancora oggi è utopica» spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra. In certi casi, per competere alla pari con gli uomini sono state costrette a barattare la loro sensibilità e il loro modo di pensare, pagando un prezzo troppo alto.

Nuovi rapporti tra lui e lei

Dopo il ’68 i rapporti fra uomo e donna sono cambiati, diventando più equilibrati, ma anche più complicati. L’affermazione delle donne si è trasformata in molti casi in un’emulazione del sesso maschile.
«Un fenomeno che ha messo in crisi gli uomini, che si sono di colpo ritrovati senza più un pubblico disposto ad ammirarli e a osannarli e che, quindi, hanno iniziato a sentirsi insicuri, minacciati, destabilizzati, non in grado di impegnarsi in una relazione di lunga durata» afferma la psicoterapeuta.

Una mancanza di valori (perdita del rispetto)

«La presa di coscienza di quell’epoca avrebbe dovuto trasformarsi in una crescita sociale e portare a una maggiore uguaglianza. Invece, non è stato così: possiamo forse dire di avere una società migliore? Viviamo in un mondo in cui non c’è rispetto per gli altri, né tessuto sociale, c’è una mancanza di empatia e di condivisione: siamo individui che vivono nello stesso posto, ma isolati gli uni dagli altri» riflette Vinciguerra.

La cultura del “tutto è dovuto”

Le lotte del ’68 hanno portato all’affermazione di molti diritti fino ad allora negati, ma non senza conseguenze.
«Dopo quegli anni, si è avuto un effetto di deresponsabilizzazione che ha dato origine alla cultura del “tutto è dovuto”. Oggi è considerato normale il diritto senza scambio, in tutti i settori» chiarisce l’esperta.
A livello lavorativo, non di rado, ci si impegna il minimo indispensabile per avere lo stipendio a fine mese, mentre a livello politico si vota più per il tornaconto personale che per i valori di un programma.